Il testo racchiude i pensieri di un uomo che si potrebbe dire affetto da daltonismo mentale.-”A volte vedo i miei colori,e sono quelli giusti.”
La sua percezione della realtà è filtrata da una memoria fotografica,che gli fa osservare le cose da un punto di vista diverso da quello obiettivo dell’istante rappresentato,della particolare situazione.
I suoi occhi sono capaci di prioettarsi nella visione di un ‘nunc stans’-istante di eternità,che egli paragona alle immagini del dormiveglia,provocando in lui meraviglia e beatitudine.
Fra le sue righe,evidente spunto di riflessione ed ispirazione appare il pittore Paul Cézanne.
Egli spiega quanto il suo iniziale scetticismo verso i quadri,causato da un distorcere della realtà intrinseco nella loro magia e per lui fastidioso,si sia con Cézanne e col tempo tramutato in ammirazione.
E’ un uomo bisognoso della realtà-”Devo essere costantemente palcato nel mondo esterno(nei colori e nelle forme).”,ma nel contempo è confuso,perchè in questa realtà cerca delle risposte che non trova,e allora cerca di rifugiarsi nel sogno,ma si rende subito conto che nemmeno le ‘immagini magiche’ del sogno lo soddisfano.
Solo ‘nei colori del giorno’,nella sua realtà,si sente sè stesso.
E’ un uomo assetato di scrittura e di vita, che si lascia trasportare dalle sensazioni-ora sulla route Paul Cézanne, ora sul rilievo della Sainte-Victoire,ora a Puyloubier,poi di nuovo sulla Saint-Victoire.
Il suo disperdersi nelle sensazioni non lo porta però da nessuna parte.Il suo cammino è lungo e tortuoso,ma dov’è l’arrivo?
Il fatto stesso che concluda con una domanda a me fa pensare.

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